Negli ultimi anni ha preso forma un’iniziativa che ha segnato un momento decisivo per lo sviluppo locale nel sud del Togo: la nascita del primo progetto di elicicoltura nella regione di Vogan. L’idea è nata dall’incontro tra competenze italiane (Coclè) e la forte volontà della Congregazione delle Suore della Provvidenza, che ha intravisto in questo intervento un’opportunità concreta di promozione e crescita economica e sociale per la comunità rurale di Vo-koutime.
A partire dal 2022, un gruppo di lavoro italiano e togolese – composto da volontari e giovani professionisti – ha avviato una collaborazione con le istituzioni locali per introdurre l’allevamento della lumaca Helix come risorsa innovativa. Il progetto non riguarda soltanto la produzione alimentare, ma si inserisce in una prospettiva più ampia: creare nuove possibilità occupazionali, valorizzare materie prime ancora inesplorate e sostenere il l’operato sanitario attraverso l’utilizzo della bava di lumaca, riconosciuta per le sue applicazioni dermatologiche. Questa prima esperienza sul campo ha rappresentato un punto di partenza fondamentale, non solo per testare la fattibilità dell’allevamento in un contesto rurale africano, ma anche per consolidare un modello di collaborazione tra istituzioni, associazioni e comunità locali.
Il progetto ha trovato terreno fertile grazie all’impegno del dispensario – oggi divenuto ospedale – gestito dalla Congregazione, che vede in questa iniziativa una possibilità concreta di rispondere ai bisogni sanitari dermatologici del territorio.
L’esperienza in Togo, quindi, non è stata soltanto un intervento tecnico, ma un percorso umano e sociale che ha aperto nuove prospettive di sviluppo sostenibile. È da questa prima missione che prende avvio la ricerca presentata in questo articolo, con l’obiettivo di analizzare l’impatto del progetto in chiave sociale ed economica, e valutarne la possibile replicabilità in altre comunità simili.
DOVE CI TROVIAMO?
Il Togo è un giovane Stato dell’Africa occidentale, affacciato sull’Atlantico e caratterizzato da una forte fragilità istituzionale nonostante oltre sessant’anni di indipendenza. Corruzione, scarsa trasparenza e limitati investimenti frenano lo sviluppo economico, aggravando il divario tra aree urbane e rurali.
La maggior parte della popolazione vive nelle campagne, dove l’accesso a servizi essenziali come acqua, energia, istruzione e sanità rimane molto ridotto. L’economia è ancora largamente informale e basata su piccole coltivazioni prive di tutele legali e titoli di proprietà, fattori che scoraggiano investimenti e mantengono i contadini in condizioni di precarietà.
Nonostante alcune esportazioni rilevanti, come la soia, il Paese continua a importare prodotti alimentari di base come il riso, mentre la difficoltà di autosussistenza alimentare e la mancanza di opportunità nelle aree rurali spingono molti verso le città. Deforestazione e perdita di fertilità del suolo aggravano la crisi agricola, rendendo urgente una diversificazione produttiva capace di sostenere lo sviluppo delle comunità rurali.
Nel contesto dei paesi dell’Africa Occidentale, come in Ghana, l’allevamento di lumache nasce per contrastare la scarsità di proteine animali e come fonte di reddito familiare, ma è praticata con scarsa standardizzazione e protocollo igienico sanitario, al contrario del metodo italiano “all’aperto a ciclo naturale completo”.
Così nasce l’idea del progetto di allevamento di lumache nella piccola località rurale di Vo-Koutime: introdurre un’attività sostenibile e replicabile ai fini di creare reddito e nuove opportunità senza aggravare il degrado ambientale. Il modello italiano, “all’aperto a ciclo naturale completo”, applicato nel progetto Al.L.To., è un sistema semi-estensivo controllato: le lumache vivono in recinti ma con condizioni ambientali riprodotte e regolate – terreno drenante, irrigazione calibrata e alimentazione vegetale certificata ed endogena.
Questo assicura una crescita sana, priva di contaminanti e una qualità costante del prodotto finale. Questo modello di allevamento professionalizza l’attività e la rende replicabile, sostenibile e igienicamente sicura, secondo il Manuale di corretta prassi operativa in materia di elicicoltura (elaborato ai sensi degli artt. 7 e 8 del Regolamento CE 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari). Considerando la differenziazione nella produzione di un allevamento elicicolo, evidenziamo i benefici legati alla carne e alla bava della lumaca, e al guscio ricco di calcio, che invece può essere impiegato nella produzione di mangimi animali o prodotti per la terra. La catena produttiva ha come output non solo la carne ma anche l’estrazione e la lavorazione della bava, dando vita ad una doppia filiera: alimentare e dermatologica.
Si vuole sottolineare come il passaggio dal modello africano a quello italiano eleva il valore produttivo dell’allevamento e lo rende strumento di sviluppo locale.
La bava di lumaca è un concentrato di principi attivi naturali: contiene allantoina, collagene, elastina e acido glicolico, sostanze che rigenerano la pelle, accelerano la cicatrizzazione e contrastano infezioni batteriche. Nel contesto Togolese, come in altri paesi del golfo di Guinea e non solo, la diffusione di piaghe della pelle e di altre malattie dermatologiche è alta. Proprio per questo la bava di lumaca è oggi utilizzata non solo in cosmetica.
Nel nostro caso, le ricerche mediche sostengono che il trattamento della piaga batterica di Buruli, causata dal batterio Mycobacterium Ulcerans, può essere aiutato dall’uso di un dispositivo medico-dermatologico a base di bava di lumaca. Infatti, la bava è una risorsa biotecnologica che, se prodotta in condizioni controllate, ha un enorme potenziale sanitario e commerciale. Anche la carne di lumaca dispone di un profilo nutrizionale notevole: contiene molte proteine e pochi grassi. È un alimento adatto a diete leggere, ricco di minerali e facilmente digeribile, nel contesto rurale togolese può rappresentare un’importante fonte alternativa di proteine animali. Diviene dunque ideale come risorsa alimentare accessibile, senza produrre impatti ambientali significativi, come può accadere invece per gli allevamenti di bovini o suini. Dunque, il modello italiano trasforma l’elicicoltura da attività residua della cultura zootecnica nelle zone rurali togolesi, in una microimpresa sostenibile
IL PROGETTO DELL’ALLEVAMENTO
Il progetto Al.L.To. ha come obbiettivi principali quelli di: Creare occupazione lavorativa in un sistema sostenibile; Sviluppare competenze tecniche; Sostenere la ricerca per la produzione di un dispositivo medico-dermatologico; Supportare la crescita di sicurezza nutrizionale e alimentare, utilizzando una risorsa semplice ma che possiamo definire preziosa - la lumaca.
Il progetto si delinea coinvolgendo attivamente e non, diversi attori. Troviamo i finanziatori del progetto ovvero la Congregazione delle suore della Provvidenza; gli esperti di Coclè, azienda italiana di eccellenza nella ricerca ed informazione nel settore Elicicolo, che si occuperanno di formare i giovani lavoratori e lavoratrici; il CUAM che si occupa di eseguire la ricerca e successivamente brevettare il dispositivo medico-dermatologico a base di bava di lumaca; le autorità pubbliche locali come il Ministero togolese per l’agricoltura l’allevamento e lo sviluppo rurale, la prefettura di Vogan e i rappresentanti delle comunità religiose e amministrative dei villaggi della provincia di Vo. I Beneficiari del ritorno sociale dell’investimento del progetto, ovvero la comunità locale suddivisa in tre ulteriori sottogruppi: i pazienti dell’ospedale di Kouvè gestito dalla congregazione, i bambini della struttura scolastica di Kouvè e i giovani e le giovani del villaggio rurale di Vo-Koutime che lavoreranno attivamente alle attività di produzione.
Compresa la natura e gli obbiettivi delle varie attività legate al progetto ed ai differenti attori, nasce spontanea la domanda di ricerca: “Come può l’allevamento di lumache a Vo-koutime, contribuire allo sviluppo della comunità locale e quali benefici potrebbe portare alle persone che sono e non sono direttamente coinvolte nel progetto?”
Per rispondere alla domanda motrice di questa ricerca si è scelto di adottare la metodologia SROI Forecast, così da individuare e monetizzare il beneficio sociale prodotto dal progetto. L’analisi sarà di tipo previsionale e non valutativa, in quanto le attività non hanno ancora prodotto i dati necessari per disporre una valutazione ex-post. In questo modo sarà possibile seguire e correggere dove necessario le attività del progetto, al fine di perseguire il risultato atteso.
L’ANALISI DEL PROGETTO
Il processo di quantificazione del valore sociale netto si fonda sul modello d’impatto e sui dati raccolti nel corso dell’analisi. La prima fase consiste nell’individuare il numero dei beneficiari che hanno sperimentato o che si prevede sperimenteranno, ciascun outcome considerando le attività del progetto. A ogni outcome viene poi associata una proxy finanziaria, cioè un valore economico che rappresenta in termini monetari il beneficio ottenuto o il risparmio generato grazie al progetto.
Moltiplicando il numero dei beneficiari per la rispettiva proxy si ottiene il valore sociale loro prodotto. Successivamente, questo valore viene corretto applicando i “Mitigatori” previsti dal modello SROI, che servono a stimare l’impatto reale e ad evitare invece di sovrastimare i risultati. I principali mitigatori sono: Deadweight, che rappresenta la parte di cambiamento che si sarebbe verificata anche senza il progetto; Displacement o Spiazzamento, che misura eventuali effetti negativi o spiazzamenti nel contesto locale; Attribution, che indica quanto dell’outcome è attribuibile ad altri soggetti o fattori esterni; Drop-off, che quantifica la perdita di efficacia dell’impatto nel tempo. Una volta aver applicato questi correttivi, si procede all’attuazione del valore sociale netto utilizzando un tasso di sconto del 3,5%, in linea con gli standard delle analisi SROI. Questo passaggio consente di esprimere in termini realistici e comparabili il Valore Sociale Netto (Net Present Value), riflettendo il reale contributo del progetto nel medio-lungo periodo.
Per applicare l’analisi è stato necessario raccogliere i dati di tipo Qualitativo e Quantitativo che permetteranno la costruzione di una Mappa d’Impatto, ovvero un quadro generale e completo dove si tengono registrati quelli che si considerano i cambiamenti creati dalle attività del progetto. Vogliamo così descrivere questo cambiamento per ciascuno degli attori considerati nell’analisi:
1) L’accesso ad un dispositivo medico meno costoso e il risparmio di tempo per reperire il dispositivo medico sono i due cambiamenti attesi relativi al processo sanitario e dunque ai pazienti della struttura di Kouvè. Questo è considerato uno dei gruppi di beneficiari per cui è atteso il maggior beneficio, grazie all’introduzione del prodotto medico-dermatologico legato ai vari servizi di cura disposti in “Loco”.
2) Per i bambini della scuola di Kouvè è considerato come cambiamento atteso, il pasto dall’alto valore nutrizionale assicurato ed il conseguente miglioramento delle condizioni di salute legate a problemi di malnutrizione.
3) Per i giovani lavoratori e lavoratrici della comunità rurale si considereranno come cambiamenti la possibilità di svolgere un lavoro meno pesante e con possibilità future di crescita in ambito lavorativo, e sentirsi più sicuri ed economicamente stabili.
4) Per Coclè, infine, si considera come cambiamento atteso quello di condividere le informazioni e le qualità tecniche e scientifiche mirando ad ottenere lavoratori preparati ed efficienti ai fini della sostenibilità del progetto.
CHE VALORE HA?
Per valutare il progetto è stato prima necessario identificare gli input, cioè il contributo richiesto ai diversi gruppi coinvolti: per i pazienti, i costi e il tempo legati alle cure; per i bambini della scuola, la tassa annuale che garantisce servizi essenziali; per i giovani lavoratori, il valore del tempo dedicato al progetto. Questi dati, raccolti direttamente sul campo, hanno permesso di definire la base economica dell’analisi.
Da qui emergono gli output, ovvero i risultati immediati: la produzione locale di un prodotto dermatologico, l’avvio dell’allevamento e della filiera collegata, e i corsi tecnici che trasferiscono nuove competenze ai partecipanti.
Gli outcome rappresentano invece i cambiamenti nel tempo: una riduzione dei costi e degli spostamenti sanitari per i pazienti, un miglioramento della dieta e della salute per i bambini, e maggiori opportunità lavorative e produttive per i giovani coinvolti.
Questo percorso consente di osservare il progetto come un processo di trasformazione misurabile, con ricadute sanitarie, economiche e sociali sulla comunità. Per comprendere realmente quanto beneficio porta il progetto, abbiamo iniziato osservando i cambiamenti concreti vissuti dalle persone coinvolte. A questi cambiamenti – gli outcome – abbiamo associato un valore economico orientativo, così da tradurre il loro impatto in qualcosa di misurabile. Per i pazienti significa considerare quanto risparmiano grazie al nuovo prodotto per la pelle e al minor tempo speso per curarsi. Per i bambini, il beneficio è legato al miglioramento della salute nutrizionale, rappresentato dal valore di una visita medica. Per i giovani lavoratori, invece, il cambiamento si traduce in nuove opportunità di reddito e di produzione. Infine, per Coclè, il valore sta nella formazione offerta gratuitamente, che altrimenti avrebbe avuto un costo.
Una volta stimato il valore di questi benefici, abbiamo applicato alcuni correttivi per non sopravvalutare l’impatto. Il primo si chiama deadweight e serve a capire quanto di quei risultati sarebbe successo anche senza il progetto: nel caso dei pazienti e della formazione, praticamente nulla; mentre per bambini e lavoratori una piccola parte si sarebbe verificata comunque. Poi abbiamo considerato il drop-off, cioè il fatto che alcuni effetti possono diminuire nel tempo, ad esempio durante i periodi senza scuola o a causa delle difficoltà del contesto rurale. Non sono stati invece individuati risultati attribuibili ad altri soggetti (attribution) né effetti negativi generati dai risultati delle attività (displacement).
Grazie a questo percorso è stato possibile arrivare a una stima realistica del valore sociale generato: non solo numeri, ma una misura concreta di come il progetto possa migliorare la salute, il lavoro e le prospettive future della comunità coinvolta.
IL RISULTATO FINALE
Arrivati alla fase conclusiva dell’analisi, il progetto è stato valutato attraverso il calcolo SROI, un rapporto che mette a confronto due elementi: da una parte il valore sociale generato dal progetto, dall’altra l’investimento iniziale necessario per avviarlo. Questo rapporto serve a capire quanta ricaduta positiva si ottiene per ogni unità investita.
Il primo risultato ottenuto [1:16,35 €] ha mostrato un ritorno sociale sorprendentemente alto pari a 16,35€ per 1€ investito.
Di fronte a un risultato così elevato, è stato necessario verificare quanto il modello fosse solido e realistico. Per questo è stata applicata l’Analisi di Sensitività, uno strumento che permette di testare diversi scenari e osservare come cambia il rapporto SROI modificando alcune condizioni. L’obiettivo è evitare di sovrastimare i risultati e garantire che il valore calcolato rifletta un impatto reale e sostenibile nel tempo. In linea teorica, più il rapporto si avvicina a un equilibrio di [1:1], più è probabile che il modello sia robusto e meno sensibile a variazioni esterne.
Uno degli ultimi scenari analizzati ha riguardato il valore economico del corso di formazione offerta ai lavoratori. Si è tenuto conto del fatto che il costo reale di un corso in un paese a basso reddito non può essere paragonato a quello di un paese europeo, perché il potere d’acquisto e il contesto economico sono completamente diversi. Adeguando la stima a questa realtà, il rapporto SROI si è notevolmente ridimensionato, otteniamo così un valore più affidabile e robusto, ovvero [1: 2,53] indicando 2,53€ di ritorno per 1€ investito. Il beneficio in questione riguarda, l’effetto calcolato sulla comunità locale e dunque i beneficiari individuati nella prima fase della ricerca. [SROI= 1: 2,53].
La tesi dimostra come l’allevamento di lumache nel villaggio di Vo-koutime, in togo, possa essere una buona opportunità per lo sviluppo socioeconomico sostenibile della comunità. Grazie all’analisi SROI, si è quantificato il valore sociale creato, evidenziando un impatto positivo che va oltre il ritorno economico. L’analisi comprende interviste con gli stakeholder chiave, comprese le suore della Provvidenza, che gestiscono attività sociali, mediche e formative, oltre alla comunità locale e ai giovani lavoratori. Il progetto ha incluso diverse fasi di raccolta dati, sia in Togo che in Italia, per collegare teoria e pratica.
Le attività del progetto coprono il ciclo completo, dalla formazione dei lavoratori locali all’allevamento e produzione di carne e bava di lumaca, fino al supporto nutrizionale e medico. Queste attività rientrano nel più ampio ambito dello sviluppo locale, contribuendo a creare occupazione, sicurezza alimentare e migliorare i servizi sanitari. La ricerca sottolinea l’importanza del progetto come strumento innovativo e multidimensionale per il progresso economico e sociale.
Tuttavia, la ricerca ha evidenziato limiti legati alla complessità politica e alla frammentazione istituzionale che ostacolano la crescita di iniziative simili, a meno che non siano promosse tramite fondi internazionali o dalle grandi agenzie di sviluppo. In futuro, un maggiore coinvolgimento delle istituzioni e delle reti di cooperazione potrà rafforzare la sostenibilità del progetto e favorirne la diffusione in altre comunità rurali africane. L’utilità dell’analisi Forecast è data dalla possibilità di migliorare e seguire i processi di outcome al fine di poter applicare il progetto fungendo da prototipo in contesti simili.
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